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Smaltimento dell’amianto: cosa accade dopo la rimozione?

P&P Costruzioni srl
Pubblicato in amianto · 23 Novembre 2020
Tags: bonificaamianto
È risaputo, l’amianto è un materiale pericoloso per la salute dell’uomo e per decenni è stato ampiamente utilizzato in molti settori, principalmente in quello dell’edilizia.
Anche se da ormai più di vent’anni in Italia è illegale il suo utilizzo, molti edifici soprattutto datati, riscontrano la presenza di questo componente tra i materiali di realizzazione.
Durante la ristrutturazione di vecchie case o edifici è fondamentale attuare una verifica, con il supporto di esperti del settore, della presenza di questo pericoloso materiale e, se presente, farlo rimuovere da professionisti.

L’amianto esiste sotto varie forme, compatto, friabile, eternit, e può essere contenuto in diverse parti o componenti dell’edificio. Attraverso tecniche specifiche per le differenti situazioni esso viene rimosso e, successivamente, smaltito come rifiuto pericoloso.

Il percorso dell’amianto dopo l’estrazione dagli edifici.
Con il termine smaltimento si fa quindi riferimento a quella attività di rimozione dell’amianto da un edificio di qualsiasi natura. Il termine indica, per la precisione, la destinazione ultima prevista per il prodotto finale, ma viene oggi utilizzato dai proprietari di immobili per intendere anche il processo di rimozione amianto dal proprio edificio.

Il processo di smaltimento dell’amianto è sottoposto ad una regolamentazione stringente atta a creare un iter virtuoso che permette una sicura rimozione del materiale fino ad uno stoccaggio in luoghi idonei.

Le discariche che si occupano di smaltire questo materiale sono quelle in grado di accogliere R.C.A (rifiuti contenenti amianto). Esse devono possedere delle caratteristiche peculiari per svolgere questa funzione:
  • il deposito deve avvenire direttamente all’interno della discarica in celle appositamente ed esclusivamente dedicate;
  • il deposito deve essere effettuato in modo tale da evitare la frantumazione dei materiali;
  • deve essere evitata la dispersione di fibre;
  • la zona di deposito deve essere coperta con materiale appropriato sia quotidianamente che prima di ogni operazione di compattazione e, se i rifiuti non sono imballati, deve essere regolarmente irrigata;
  • nella discarica o nell’area non devono essere svolte attività, quali le perforazioni, che possono provocare una dispersione di fibre;
  • deve essere predisposta e conservata una mappa indicante la collocazione dei RCA all’interno della discarica o dell’area;
  • nella destinazione d’uso dell’area dopo la chiusura devono essere prese misure adatte a impedire il contatto tra rifiuti e persone;
  • nella copertura finale dovrà essere operato il recupero a verde dell’area di discarica, che non dovrà essere interessata da opere di escavazione ancorché superficiale.

Proprio a causa di questi criteri da rispettare non sono molte le discariche abilitate allo smaltimento dell’amianto: nell’intero territorio nazionale se possono contare all’incirca 20. Molte regioni non ne possiedono nessuna, e non hanno in progetto per il futuro di dotarne il proprio territorio.
I centri di stoccaggio, invece, luoghi di passaggio dove l’amianto viene portato prima della destinazione finale, ovvero la discarica, sono numerosi: più di 550 in Italia.
Un numero davvero irrisorio al fronte di tutto il materiale contenente amianto che si richiede di smaltire. Il dato più allarmante, tuttavia, rimane quello delle discariche capaci di smaltire l’amianto più pericoloso, ovvero quello friabile. In Italia ne esiste solo una, ubicata in Piemonte.
Secondo L’Inail, infatti, il numero di discariche capaci di accogliere e smaltire amianto in Italia è insufficienti e quelle esistenti sono mal distribuite nel territorio nazionale, lasciando scoperte ampie zone.

Cosa succede all’amianto in eccesso per le discariche italiane?
La quantità di amianto che non è possibile smaltire in Italia viene necessariamente trasportata verso le discariche estere, in particolare verso la Germania.
Questo processo, tuttavia, ha diverse conseguenze negative, tra le quali un aumento dei costi dello smaltimento dovuto ai costi di trasporto e un aumento della pericolosità di questo materiale in viaggio per centinaia e migliaia di chilometri.


Quale processo segue l’amianto per essere smaltito?
L’amianto, quando passa da un centro di stoccaggio a una vera e propria discarica attrezzata, subisce un trattamento chiamato vetrificazione.
Il processo consiste in un trattamento del materiale a temperature maggiori di 900° utilizzando la tecnologia delle torce al plasma.
Alla fine di tale trattamento, detto anche inertizzazione, l’amianto viene riciclato, appunto, come materiale inerte.


Noi di P&P garantiamo un’esperienza ventennale nella bonifica di edifici contenenti amianto: siamo al tuo fianco in tutto il percorso, dal sopralluogo allo smaltimento.
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